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19/07/2006
Imballaggio flessibile in Italia.

  
Imballaggi flessibili. Dati e tendenze del mercato italiano.

 L'area di mercato degli imballaggi flessibili di plastica comprende film termoretraibili ed estensibili per imballaggio terziario e fine linea, film estensibili da incarto, sacchi industriali, sacchi per RSU, sacchetti, shopper, film da incarto domestico e film per accoppiamento-coestrusione e laminazione. L’analisi si riferisce a all’ultima area citata, ossia ai poliaccoppiati flessibili ed è importante evidenziare che i dati riportati sono superiori alle rilevazioni Giflex, poiché comprendono (a livello di stime) oltre all’attività produttiva dei non associati Giflex, anche i film accoppiati senza la stampa e gli imballaggi semirigidi poliaccoppiati per il confezionamento in atmosfera protetta.

Un settore forte
L’industria italiana degli imballaggi plastici flessibili si colloca ai vertici europei. La componente estera della domanda svolge infatti un ruolo molto importante, con esportazioni che rappresentano il 46% della produzione. Molto contenuto il flusso delle importazioni (mediamente non superano il 5% del consumo). Il tasso tendenziale di sviluppo si colloca intorno al 4-5%% medio annuo (triennio 2003/2005), e si ipotizza un tasso tendenziale di sviluppo a medio termine intorno all’1,5% medio annuo. Nel 2004 la produzione è valutata in 189.500 t, segna una crescita contenuta entro lo 0,3%, pari a un fatturato di 820 milioni di €.
Dall’analisi del trend produttivo emerge una progressiva riduzione del trend riferito alla produzione espressa in peso, che non sembra però rappresentare la reale entità dello sviluppo del settore. Lo sviluppo reale, con riferimento all’attività espressa in metri quadrati, è infatti nettamente superiore.
I motivi di questa discrepanza vanno ricercati nella riduzione del peso medio delle grammature per metro quadrato, nonché nel maggiore sviluppo dei poliaccoppiati flessibili del tipo film plastici/film plastici e monofilm plastico.
Nel 2004 le diverse tipologie di poliaccoppiati hanno fatto rilevare i seguenti parametri:
- carta paraffinata -39%
- monofilm plastici 6,5%
- film plastici/film plastici 6%
- carta/film -10%
- carta/alluminio -18%
- film/alluminio/film 7%
- carta/alluminio/film -20%
L’area di affari dei poliaccoppiati flessibili presenta una discreta concentrazione produttiva, con una decina di aziende che detengono circa il 70% della produzione complessiva. Due i tipi di aziende presenti: gli accoppiatori, che presentano integrazione a monte con la produzione dei film plastici e, in alcuni casi, con altre materie prime (carta o alluminio) e gli accoppiatori senza integrazione a monte (si tratta della categoria più diffusa).

Materie prime utilizzate
Le materie plastiche utilizzate in quest’area sono ammontate nel 2004 a 148.600 t.
I film di PE detengono il 47% del mercato, cui seguono i film di PP con il 33% - suddiviso in: PP biorientato (60%), PP cast (20%), PP biorientato metallizzato (12%) e PP bilaccato (8%).
I film di PET, Nylon, EVOH presentano share inferiori ma tassi di crescita decisamente superiori, in connessione con la crescita del confezionamento in atmosfera protetta (imballaggi semirigidi termoformati ricavati da foglia).
La produzione di poliaccoppiati flessibili comporta anche l’impiego di materiali non plastici come il foglio sottile di alluminio, la carta e il cellophane; nel 2004 i tre materiali presentano, rispettivamente, i seguenti tassi rispetto al 2003: 11%, -4% e -30%.
Dall’esame dell’impiego delle materie prime emerge che tra il 2002 e il 2004, è intervenuta una crescita del 6%, valore superiore allo sviluppo dell’attività produttiva del settore che è stata, come evidenziato in precedenza , del 0,3%.
La discrepanza tra i due trend si deve logicamente imputare a un processo di ricostituzione delle scorte presso i produttori di imballaggi flessibili.

Settori di impiego
L’approccio più interessante per valutare il mercato degli imballaggi flessibili è senza dubbio l’esame per principali aree applicative.
Gli imballaggi flessibili assumono caratteristiche diverse a seconda dei settori di impiego in termini sia di materiali che li compongono sia di posizionamento rispetto agli imballaggi alternativi; è interessante quindi evidenziare il mix del packaging presente in alcuni dei principali settori di utilizzo.

Paste alimentari secche
La penetrazione dei film plastici in questo settore è molto elevata, mantenendosi infatti sul 70%. L’astuccio di cartoncino è adottato essenzialmente dalla marca leader, o per alcuni prodotti destinati alle esportazioni. I sacchetti sono costituiti da un doppio film BOPP/CPP, ma sono presenti anche sacchi di PE di grande capacità per le paste destinate alle comunità.

Paste fresche
Il confezionamento presente è di due tipi: atmosfera protetta e assenza di condizionamento.
L’imballaggio per l’atmosfera protetta ha una struttura complessa, dove le combinazioni di materiali a maggiore diffusione sono: fondo di PET/PP/LDPE o PET/OPA/PP; top di PP/EVOH/PP o PS/EVOH/LDPE.
Per quanto riguarda il confezionamento in assenza di condizionamento troviamo il vassoio di PS, incartatato con film estensibile generalmente di PVC.
Il rapporto tra le due forme di confezionamento evolve tendenzialmente verso il confezionamento in atmosfera protetta.

Dolci e prodotti da forno
Riguardo alla pasticceria industriale e i biscotti oltre il 75% dei prodotti è confezionato in sacchetto flessibile, generalmente a doppio film BOPP/CPP .
Sono presenti anche multistrati più complessi a seconda delle esigenze dei prodotti quali: CA/PE/ALL/PE o CA/BOPP/CPP metallizzato.
La soluzione del sacchetto flessibile nell’ultimo biennio ha rallentato il proprio sviluppo, mentre la presenza dell’astuccio di cartoncino presenta spunti di ripresa.
Nei prodotti a base di cacao (cioccolatini e tavolette di cioccolata) la presenza dell’imballaggio flessibile stabilizzata mediamente intorno al 30%.
Le caratteristiche del flessibile impiegato sono differenti per cioccolatini e tavolette, infatti mentre per i primi il sacchetto è formato da un doppio film BOPP/CPP (i singoli cioccolatini sono incartati da un poliaccoppiato del tipo ALL/PVC o ALL/PP) nel secondo caso la struttura, in caso di prodotti che richiedano un’efficace barriera protettiva, è del tipo PP/PVDC o PET/ALL/CA.
Gli imballaggi alternativi al flessibile sono l’astuccio di cartoncino, prevalente nel comparto cioccolatini (si adotta per i prodotti di alta gamma o per le confezioni regalo) e l’incarto tradizionale (carta + foglio di ALL), prevalente nel confezionamento delle tavolette di cioccolata ed è senz’altro preferito per i prodotti di media e alta gamma.

Surgelati
La prima considerazione da fare è che si tratta di un settore in sensibile espansione.
La quota del flessibile ha superato l’80% per i vegetali, il 25% per i prodotti ittici e il 24% per i gelati. Gli accoppiati flessibili presenti in questo settore variano a seconda delle esigenze del prodotto come nei casi precedenti. Il competitor dell’imballaggio flessibile è l’astuccio di cartoncino, che è stato il primo imballaggio utilizzato per il confezionamento dei surgelati; il suo share è sempre molto importante, ma tende a diminuire.

Caffè
È senz’altro uno dei principali settori in cui si utilizzano gli imballaggi flessibili per il confezionamento. Attualmente il 94% circa del caffè è confezionato sottovuoto in sacchetto di poliaccoppiato.
Il flessibile utilizzato è costituito da un plurimateriale del tipo OPP/ALL/PE o PET/ALL/PE. Il principale imballaggio alternativo è costituito dal contenitore di metallo (banda stagnata) impiegato nel segmento famiglia per le confezioni regalo o nel caffè solubile, oppure per il prodotto destinato ai bar, specie quello in esportazione.

Detergenza domestica
Per quanto riguarda i detergenti per bucato, sino a un paio di anni fa il confezionamento è avvenuto ricorrendo principalmente a tre tipologie di imballaggi: fustini e astucci di cartoncino per i prodotti in polvere e flaconi di plastica per i prodotti liquidi.
Da alcuni anni sta crescendo l’impiego di imballaggi alternativi: il sacco di PET/PE o CA/PE per i prodotti in polvere.
Anche per i prodotti liquidi troviamo però in aumento il ricorso al sacco di PE/PET.
La busta in poliaccoppiato flessibile risulta quindi in concorrenza principalmente alla scatola in cartoncino, ma anche al flacone in plastica.

Salumi
La presenza degli imballaggi flessibili plastici in quest’area è stata interessata, nel periodo 1998-2002 da un progressivo e sensibile sviluppo.
Il confezionamento in atmosfera protetta, buste o confezioni semirigide termoformate, è stato l’elemento di traino della crescita.
Nel periodo antecedente al 1995 lo sviluppo degli imballaggi flessibili era stato guidato dal confezionamento sottovuoto, interessato da tassi di sviluppo meno consistenti e rivolto essenzialmente all’imballaggio di pezzi interi e del cubettato.
Dal 2002 si è evidenziata una tendenza che sembra dare ulteriore impulso alla vendita di prodotti affettati al momento e confezionati in vaschette di plastica simili a quelle utilizzate per il confezionamento in atmosfera protetta, ma con una struttura meno complessa. L’applicazione ha incontrato l’apprezzamento della distribuzione moderna.

Formaggi
In crescita anche in questo campo, i poliaccoppiati flessibili vengono utilizzati soprattutto per il confezionamento in busta della mozzarella, ma anche di altri formaggi freschi e a pasta molle, settore in cui sta emergendo l’impiego dell’atmosfera protetta.

 



per maggiorni informazioni visita il sito:
http://www.giflex.it/home.php




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