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28/09/2006
Colour space


 Color Space Fundamentals

 

Miscelazione sottrattiva di colori CMYK è l'acronimo per Cyan, Magenta, Yellow, BlacK, è un modello di colore detto anche di quadricromia. La scelta della lettera K per il nero, anziché la lettera B iniziale nella traduzione inglese, è stata fatta per evitare confusioni con l'iniziale del colore Blue ed è dovuta al fatto che, nella stampa, si usa un procedimento di separazione dei colori per produrre tante diverse immagini quanti sono gli inchiostri usati. Nella quadricromia CMYK l'immagine corrispondente al nero è quella che contiene più dettagli e la lastra di stampa corrispondente è quindi normalmente considerata la lastra chiave, in inglese key plate. Da qui l'uso di K, con riferimento a tale lastra, per indicare il nero.

I colori ottenibili con la quadricromia (sintesi sottrattiva) sono un sottoinsieme della gamma visibile, quindi non tutti i colori che vediamo possono essere realizzati con la quadricromia, così come non tutti i colori realizzati con l'insieme RGB (RED GREEN BLUE) cioè quelli che vediamo sui nostri monitor (sintesi additiva) hanno un corrispondente nell'insieme CMYK.


CMYK Sono i colori dei quattro inchiostri usati in flessografia e nelle stampanti a colori.

Quando sono sovrapposti nelle diverse percentuali, i primi tre possono dare origine quasi a qualunque altro colore. Ma il 100% di ognuno non dà il nero, bensì il bistro, colore simile a una tonalità di marrone molto scura. Perciò nei processi di stampa si è aggiunto l'inchiostro di un quarto colore per avere il nero pieno.

La mescolanza sottrattiva di due stimoli di colore, nota anche come sintesi sottrattiva o miscela sottrattiva è la mescolanza di stimoli di colore che giungono modificati all'occhio.

L'esempio classico è quello della sovrapposizione di due inchiostri, per esempio inchiostro giallo sovrapposto ad inchiostro ciano, su un foglio bianco. In questo caso i due strati di inchiostro si comportano come filtri per la luce. L'inchiostro giallo assorbe una parte della luce. La parte rimanente attraversa l'inchiostro ciano che ne assorbe un'altra parte. La parte rimanente viene riflessa dalla carta bianca e costituisce lo stimolo di colore che arriva al nostro occhio.

Altri esempi di mescolanza sottrattiva: un fascio di luce che attraversa una soluzione di coloranti, la mescolanza di due pitture. Ogni colorante assorbe una parte di luce e la luce emergente, cioè lo stimolo di colore, è ciò che rimane della luce iniziale. La sintesi sottrattiva è utilizzata nella fotografia tradizionale su pellicola e, in parte, nella stampa retinata.

Quando due stimoli si mescolano sottrattivamente, il colore percepito è determinato da cause fisiche (assorbimento della luce da parte dei corpi). Diversamente, il colore percepito di una mescolanza additiva di stimoli ha cause biologiche.

Mescolanza additiva

L'esempio classico di mescolanza additiva: l'area dove i due fasci luminosi si sovrappongono è gialla: questo colore è prodotto dalla mescolanza additiva dello stimolo rosso e dello stimolo verde.La mescolanza additiva di due (e per estensione qualunque numero di) stimoli di colore, nota anche come sintesi additiva o miscela additiva è la mescolanza di stimoli di colore che arrivano all'occhio invariati,
entrano nell'occhio simultaneamente o in rapida successione, incidono sulla stessa area di retina, anche in forma di mosaico.

L'esempio classico è quello di due fasci di luce colorata (per esempio rossa e verde) proiettati sulla parete bianca di una stanza scura in modo che si sovrappongano. I due stimoli luminosi (quello della luce rossa e quello della luce verde) vengono riflessi dalla parete e giungono simultaneamente e immutati all'occhio, dove incidono sulla stessa area di retina. Dal punto di vista fisico non avviene alcuna interferenza tra i due fasci luminosi (quello rosso e quello verde), ma il sistema visivo percepisce il colore risultante dalla mescolanza dei due stimoli come giallo. Il giallo è, in questo caso, un colore prodotto dalla mescolanza additiva del rosso e del verde.

La mescolanza additiva può avvenire anche per media spaziale o temporale.


Nella mescolanza additiva in media spaziale, piccoli punti colorati non distinguibili dall'occhio, vengono mescolati additivamente dall'occhio. Per esempio dei piccoli punti rossi stampati su carta bianca, visti da sufficiente distanza causano la percezione del colore rosa. Il rosa è, in questo caso, un colore prodotto dalla mescolanza additiva in media spaziale del bianco e del rosso. Questo principio viene usato nei monitor e televisori a colori, dove il colore di ogni pixel è formato dalla mescolanza additiva dei colori di tre subpixel molto piccoli e vicini, ma non sovrapposti. Lo stesso principio è utilizzato nella stampa in mezzatinta e, in parte, nella stampa in quadricromia e nella pittura puntinista. Alcuni dei primi tentativi di fotografia a colori (Autochrome) e di cinematografia a colori (Biocolor e Technicolor Process 1) sfruttavano la mescolanza additiva in media spaziale.


Nella mescolanza additiva in media temporale diversi stimoli di colore colpiscono l'occhio non contemporaneamente ma in rapida successione. Per esempio se si dipingono i settori di un disco con diversi colori (disco di Maxwell) e il disco viene fatto ruotare velocemente, sulla stessa area della retina cade una rapida successione di lampi luminosi. L'osservatore percepisce un nuovo colore, prodotto dalla mescolanza additiva in media temporale dei colori del cerchio. Alcuni dei primi tentativi di cinematografia a colori (Kinemacolor) sfruttavano la mescolanza additiva in media temporale proiettando in rapida successione fotogrammi di diverso colore.

Una mescolanza additiva può essere fatta con un numero qualunque di colori, a partire da 2, e dunque i primari non sono necessariamente tre, ma possono essere un numero qualunque > 1. Quando due stimoli si mescolano additivamente, il colore percepito è determinato dai meccanismi visivi. Si tratta insomma di un fenomeno biologico. Diversamente, il colore percepito di una mescolanza sottrattiva di stimoli ha cause esclusivamente fisiche.


Colori primari di una mescolanza additiva
 
Mescolanza additiva di un viola con un marrone.I colori primari di una mescolanza additiva (o brevemente i primari additivi) sono i colori che vengono utilizzati nella mescolanza additiva. Per esempio, in una mescolanza additiva dei due colori rosso e verde, i primari sono appunto rosso e verde. In una mescolanza additiva dei due colori bianco e ciano, i primari sono bianco e ciano. In una mescolanza additiva di tre colori viola, rosso e giallo, i tre primari sono viola, rosso e giallo.

Spesso si usa impropriamente il termine "primari additivi" per indicare tre colori la cui mescolanza additiva produce ogni altro colore, e si individuano questi tre colori nel rosso, verde e blu. Questo uso del termine non ha riscontro nel linguaggio scientifico e si rifà piuttosto a semplificazioni tipiche degli insegnamenti elementari. Infatti non esiste nessun insieme finito di colori la cui mescolanza additiva generi ogni altro colore. In altre parole, i primari additivi, con il significato appena detto, non esistono.

Certamente i colori rosso, verde e blu "possono" essere i colori primari (cioè i componenti) di una mescolanza additiva ma non necessariamente lo sono. Tutti i colori possono essere i primari (cioè i componenti) di una mescolanza additiva. Per esempio i primari potrebbero essere viola e marrone. Perché allora è così comune l'affermazione che i primari additivi siano rosso, verde e blu?
 Perché se ci si limita ad una mescolanza additiva di tre colori e si desidera produrre con questa mescolanza il maggior numero possibile di colori,
allora rosso, verde e blu sono i tre colori più opportuni da utilizzare come componenti della mescolanza. Ma è importante tener presente che nemmeno le mescolanze additive di rosso, verde e blu riescono a produrre tutti i colori, ma sempre solo una parte. Non esiste nessuna terna (e nemmeno quaterna, né cinquina, né nessun altro numero finito) di colori che possa produrre in mescolanza additiva tutti i colori.

Tuttavia, anche se è vero che tutti i colori non possono venire uguagliati con una mescolanza additiva di rosso, verde e blu, è anche vero che è possibile considerare tre primari immaginari (una sorta di estrapolazione matematica dei tre primari reali) dalla cui miscelazione additiva sia possibile ottenere tutti i colori. Proprio su questo è basato il sistema CIE di classificazione dei colori, che specifica, per l'osservatore standard (un osservatore immaginario la cui visione dei colori è la media di quelle di un certo numero di osservatori reali scelti opportunamente), le quantità di ciascuno dei primari (immaginari) necessarie a uguagliare ogni possibile colore .

 



per maggiorni informazioni visita il sito:
http://dx.sheridan.com/advisor/cmyk_color.html




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